venerdì 19 settembre 2014

La paura di fallire... Può un imprenditore vivere senza questa paura?

Abbiamo letto in questi giorni una battuta di un giornalista che, in effetti, è tremendamente forte e spaventosa.

Questo giornalista economico, nel corso di un suo ragionamento, scrive che
"In Italia, oggi come oggi, è più pericoloso per la salute e per la propria tranquillità personale, avviare una attività criminale che una attività commerciale!"

La frase è ovviamente paradossale e provocatoria. Sappiamo che non è così. E sappiamo anche che è più difficile portare un onesto a compiere azioni disoneste che correggere un disonesto....
Ma ci ha fatto riflettere su un aspetto che incide sulla qualità della vita lavorativa di un imprenditore o di un dipendente. Ovvero la paura di fallire o la paura di essere licenziato.
La situazione è la stessa: che si fallisca o si perda il lavoro, significa che l'azienda in cui si prestava il proprio lavoro (a vario titolo) sta andando male o addirittura sta fallendo.

Ora l'ambiente condiziona i nostri pensieri.
Pensieri positivi nutrono pensieri positivi. Emozioni positive nutrono emozioni positive. Senza fare i guru filosofici dell'occasione. Facciamo degli esempi.

Se in famiglia abbiamo serenità e leggerezza, possiamo riposarci e ritemprare le energie. Se al lavoro abbiamo collaboratori responsabili ed efficienti possiamo spostare la nostra attenzione verso il futuro. Se viviamo in una città in cui i disonesti sono pochi e comunque controllati e messi in riga, allora possiamo provare fiducia per il nostro ambiente.
E così via.

Può un imprenditore vivere con la continua paura di fallire o di andare a gambe levate?
No, ovviamente non si può fare l'imprenditore con questo stato mentale.
Guardiamoci intorno.
Fiducia e creatività portano idee e progetti. Idee e progetti portano futuro e sviluppo. Sviluppo e crescita portano a prosperità e successo. Prosperità e successo portano a livelli di qualità della vita migliori. Qualità della vita migliore portano a elevazione personale e spirituale. Elevazione spirituale porta a benessere e serenità.

Si può vivere senza la paura di fallire? SI DEVE VIVERE SENZA QUESTA PAURA.
Non perchè non possa succedere. Può accadere. Sono i fatti della vita. Ma non è la normalità vivere nell'angoscia.

Quindi ciò che bisogna fare è semplice.
Sbattere fuori dalle proprie fonti di informazione tutto ciò che non fa altro che nutrire questa paura.
Ogni lavoratore e imprenditore dovrebbe smettere di sentire chi o cosa non fa altro che continuare ad alimentare la sua paura di agire e di perseguire i propri obiettivi.

Sembra un provvedimento drastico e il consiglio non è a smettere di informarsi. Tutt'altro.
Si dovrebbe aspirare ad essere sempre informati.
Informati. Non disturbati da continue turbolenze fini a se stesse il cui scopo non è nient'altro che vessare chi, ancora, cerca di creare qualcosa.

La Learning School può mostrarti come sia possibile essere sempre informato su ciò che è utile per un'azienda limitando al minimo il disturbo di chi ha invece solo lo scopo di aumentare la nostra paura di fallire.
La Learning School ha degli strumenti incredibilmente efficaci per selezionare e filtrare i fattori di disturbo interno ed interno, aumentando la positività dell’ambiente.
Non si tratta di volere che tutti sia artificiosamente allegri quando non ci sono i presupposti.
Si tratta di saper riconoscere ciò che causa la turbolenza e agire in modo efficace contro questi fattori di disturbo.

Un imprenditore che riprende il controllo della sua azienda non abbia paura di fallire.
Chi conosce come si governa la propria nave nella tempesta, sa che prima o poi tornerà a navigare sul mare liscio, profumato e illuminato da uno splendido sole.

Grazie dell'attenzione.

lunedì 14 luglio 2014

Lo stress nell'ambito del lavoro preoccupa anche te?

Ci sono parole che più di altre contraddistinguono un periodo storico o un certo tipo di società.
 
Se in questi ultimissimi anni (dal 2009 in poi) la parola crisi, ha certamento primeggiato per utilizzo e per rappresentatività, non possiamo dimenticare che da qualche decennio è la parola stress quella che più di ogni altra rappresenta il nostro mondo e il nostro modo di vivere moderno.

Stress, stressati, stressare sono parole che ormai escono dalle nostre labbra in continuazione.
 
E il mondo del lavoro è l'area della persona che più di ogni altra è interessata a questo fenomeno.

Siamo sicuri che se adesso ponessimo la prevedibile domanda tipo "C'è qualcosa nel tuo lavoro che ti causa stress?" oppure, più semplicemente, "Ti senti stressato riguardo al lavoro?" il numero di risposte affermative sarebbe quasi pari alla totalità.
Trovare qualcuno che non si senta stressato è probabilmente facile quanto farsi una nuotata da Genova a Palermo.

Ma la parola stress è quantomai vaga. Non è chiara come "mal di denti", concetto sul quale è facile trovare una convergenza.
 
Capiamo solo che stress sia qualcosa di indesiderabile. Sappiamo che il legislatore ha imparato a tenerne conto promulgando varie leggi che ne parlano. Constatiamo che la medicina stessa ha ormai riconosciuto l'influenza dello stress sulla salute fisica e mentale dell'individuo.....
Ma cosa esattamente sia lo stress non è ancora stato definito. O, meglio, non vi è accordo collettivo su cosa esso sia e come funzioni.

Qualcuno imputa la presenza dello stress alla presenza di problemi sul posto di lavoro. Per chi la pensa in questo modo, l'unica soluzione per non essere stressati quando si lavora è quella di non avere mai problemi..... Alquanto difficile nella realtà pratica della quotidianità!
Sarebbe un pò difficile immaginare di lavorare in un mondo perfetto in cui MAI niente va fuori posto o fa sorgere problemi.
 
Quindi questo tipo di definizione è assolutamente non funzionale e sbagliata.

Qualcun altro parla di stress indirizzandosi alla quantità di problemi. Quando sono troppi, si comincia ad essere stressati. La soluzione, in questo caso, è quella di ridurre il numero di problemi entro una soglia accettabile. E' un concetto già più funzionale ma rimane il problema di comprendere quale sia la soglia di problemi accettabile. Quando qualcosa è troppo?
 
Appare evidente che questo valore sia diverso da individuo a individuo.
Se ci guardiamo intorno ci sono persone che si stressano per poco e persone che devono accumulare una gran quantità di situazioni spiacevoli o problemi prima di cominciare a sentire lo "stress".

Resta il fatto che senza una buona definizione di stress, facciamo fatica a capire il fenomeno.

Possiamo definire quindi lo stress come sensazione di essere in grado di occuparci di qualcosa e di essere preoccupati delle possibili conseguenze.
 
Ciò è vero al punto che se non riusciamo a trovare dei modi per risolvere le situazioni negative o ciò che deve essere gestito, l'unica via di fuga possibile è quella di diventare completamente irresponsabili sulla cosa. In questo modo riusciamo a "scamparcela" dallo stress.
 
Lo stress è fondamentalmente pressione. Il significato originale della parola (in inglese) è questo: pressione, sforzo, spinta......
 
Quindi adesso lo stress è diventato lo stato d'animo di chi riceve una pressione. Se si è schiacciati, premuti, spinti da qualcosa insorge lo stress!
 
Da ciò ne deriva che lo stress ha sempre origine dal nostro ambiente (fattore esterno).
Qualcosa al di fuori di noi ci preme o ci sollecita e crea una reazione da parte nostra, che è tanto più negativa tanto più non c'è la nostra consapevolezza di sapere cosa fare a riguardo.
Ma, d'altro canto, una sollecitazione esterna può arrivare senza che dentro di noi scatti una sensazione particolare di disagio. In realtà moltissime persone hanno grandissime capacità di occuparsi di problemi o situazioni negative intorno a se. Quindi è evidente che la situazione di pressione esterna da sola non basta a spiegare l'insorgere dello stress (fattore interno).

E' la consapevolezza di non essere capaci di occuparsi di qualcosa ha generare una situazione di disagio. Che se non risolta continua a rimanere stagnante nei pensieri di un individuo creando una sorta di continua "pressione" (appunto!) con conseguenze spiavevoli nello spirito, nella mente e nel corpo.
 
La soluzione prospettata da molti è DIMINUIRE le pressioni esterne (occuparsi quindi del fattore esterno dello stress...:). Ma è una soluzione temporanea e non molto funzionale. Perchè per diminuire una pressione esterna, fuggire o ignorare non è qualcosa di fattibile. Creerà maggiori guai.
 
Sarebbe come avere una diga con una falla. Pensare che ignorando il problema questo smetterà di disturbarci ci porterà in modo inevitabile ad un disastro maggiore da lì ad un certo tempo. Ciò che può variare è solo la quantità di tempo che ci separa dal disastro.

La vera soluzione è, quindi, unicamente aumentare la propria capacità di resistere alle pressioni e occuparsi con successo degli elementi della vita e, in questo caso, del nostro lavoro.
 
E nel lavoro di ognuno non ci sono solo i fattori specifici della propria professione. Ma ci sono anche altri elementi come il saper comunicare, il saper vendere, il saper lavorare in gruppo, il saper riconoscere le persone produttive da quelle che non lo sono, il saper stimolare la domanda dei propri prodotti/servizi e altro ancora.
 
Se sei un falegname, non basta sapersi occupare con successo di colle, legno, scalpelli e viti. Bisogna sapersi occupare con successo dei collaboratori, del mercato, delle comunicazioni, della pubblicità, dei rapporti con le banche, della soddisfazione dei clienti, etc.....

La Learning School offre i propri strumenti per aumentare la propria capacità di occuparsi con successo degli elementi del proprio lavoro.
 
Così facendo si può imparare a gestire di più e meglio. E così facendo ci si rende più forti rispetto alle pressioni esterne.
 
E così abbiamo meno stress e più produzione, più guadagni e più qualità della vita.

Contattaci per saperne di più.
Grazie per l'attenzione.

domenica 4 maggio 2014

Ebook Gratuito Risolvere lo Stress

Viviamo in un mondo pieno di rischi, un ambiente pericoloso. I telegiornali e i quotidiani ci propinano ogni giorno una dieta a base di rapine, stupri, sommosse, omicidi, incendi, terremoti, inondazioni, carestie.

Vi capita, a volte, di essere messi in agitazione da quel che accade intorno a voi? Vi sentite inermi, incapaci di controllare questi avvenimenti? Vi capita, talvolta, di provare persino paura?


In questo ebook si prende in esame il fenomeno dell’ambiente pericoloso e si descrivono alcuni metodi che non solo vi consentiranno di superare le vostre paure, ma anche di aiutare gli altri. 


Se venissero utilizzate su vasta scala, queste informazioni avrebbero l’effetto di dar tranquillità e aiuterebbero la gente a vivere un’esistenza più felice. 

Mentre su un piano individuale, vi permetteranno di rendere migliori i vostri rapporti con i familiari, gli amici e i colleghi.

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sabato 3 maggio 2014

Allarme Ue su stress da lavoro, prima causa di assenteismo

Insegnerà ai capiufficio come creare ambienti sani e produttivi. Parte la campagna per arginare il fenomeno. Un problema molto comune secondo un lavoratore su due
IN EUROPA oltre il 50% dei lavoratori afferma che lo stress è un fenomeno diffuso nell'azienda o nell'ufficio dove presta servizio. Quattro su dieci ritengono che il problema non sia gestito in modo adeguato. Carichi di lavoro eccessivi, ritmi estenuanti, percorsi di carriera difficili e conflitti fra colleghi, sono solo alcuni fattori che possono complicare l'attività professionale. Secondo l'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha), lo stress da lavoro correlato è la principale causa di assenteismo. Per questo ha lanciato la campagna Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro correlato, che durerà due anni. Un modo per insegnare ai capi ufficio come creare ambienti sani e produttivi. Un sogno per molti responsabili di settore,che deve partire proprio da loro e dal modo in cui riescono ad organizzare l'attività.

Gestire il lavoro. Secondo l'agenzia Eu-Osha, la diffusione dello stress lavoro-correlato in Europa "è allarmante". Eppure imprese e lavoratori potrebbero gestire e prevenire situazioni di questo tipo. L'obiettivo è dimostrare che i rischi psicosociali collegati a situazioni di questo tipo possano essere trattati in modo sistematico proprio come qualsiasi altro problema per la sicurezza e la salute sul lavoro.

Il premio. Ansia da prestazione, agitazione, nervosismo sono sensazioni che colpiscono il 40% degli italiani sul posto di lavoro. La campagna coinvolgerà per due anni più di 30 paesi europee e centinaia di organizzazioni di tutta Europa. Il premio europeo per le buone pratiche, che sarà lanciato il 15 aprile, sarà il fulcro dell'iniziativa. L'invito a presentare candidature è rivolto a tutte le organizzazioni europee che stanno attuando con successo misure volte a ridurre e ad eliminare lo stress.

"Persi molti giorni lavorativi". "Lo stress è uno dei problemi di salute sul lavoro più comunemente riferiti ed è ritenuto esser causa della maggior parte dei giorni di lavoro persi", si legge in un comunicato della Commissione. Secondo il commissario europeo per l'occupazione, Laszlo Andor, "la gestione dello stress correlato al lavoro è uno dei cardini per garantire la salute, la sicurezza e il benessere dei lavoratori europei. Lo stress aumenta l'assenteismo e riduce la produttività".  Mentre la direttrice dell'Ue-Osha Christa Sedlatschek ha spiegato come, malgrado i costi crescenti dello stress nel luogo di lavoro, su questo tema esistono "ancora significativi equivoci e sensibilità". "Oltre il 40 per cento dei datori di lavoro considera i rischi psicosociali più difficili da gestire rispetto ai rischi tradizionali connessi alla sicurezza e alla salute", mentre "lo stress lavoro-correlato è una problematica a livello di organizzazione e deve essere affrontata come tale dai datori", ha aggiunto Sedlatschek.

Il sondaggio: "Italiani i più virtuosi". L'approccio in materia di salute e sicurezza sul lavoro sta cambiando, non solo in Italia ma in tutto il mondo.  Oggi le aziende hanno un approccio più consapevole. Lo rivela un sondaggio dell'ente di certificazione internazionale DNV GL e di GFK Eurisko su più di 3.860 professionisti in Europa, Nord America, Centro e Sud America e Asia. Le imprese italiane risultano tra le più attente al mondo: la gestione della salute e della sicurezza sul lavoro è un elemento prioritario per il 96% dei manager e 94% dichiara di adottare provvedimenti specifici in materia.  Gli italiani spiccano anche per l'importanza attribuita ai controlli medici per i lavoratori. Il 57% li considera come uno dei mezzi di tutela più efficaci, mentre nel resto del mondo questa percentuale arriva appena al 40%. I rischi sul lavoro più temuti in Italia sono gli effetti di rumori, vibrazioni o radiazioni (47%), quelli ergonomici come la ripetitività del lavoro (35%) e la possibilità di venire a contatto sostanze chimiche (35%).

Le categorie più a rischio.  Lo stress da lavoro correlato colpisce tutti, ma esistono alcune categorie più rischio. Fra queste ci sono gli infermieri, gli addetti ai call center o agli uffici reclami, gli autotrasportatori.Molte le cause dello stress da lavoro come, ad esempio, una ripartizione dei compiti non corretta, la sensazione di frustrazione perché si ritiene non essere adeguatamente utilizzati, la pesantezza dell'orario di lavoro notturno, la frequenza di incidenti. Per molti rumore, temperature troppo alte o basse, comportamenti inadeguati dei colleghi, per molti possono diventare un tormento che impedisce di lavorare con serenità.


mercoledì 16 aprile 2014

Stress sul lavoro: superato il mese si cronicizza e diventa fattore di rischio

Basta essere sottoposti a un mese di stress e il disagio si cronicizza. Come difendersi? Parlarne con i superiori e coltivare interessi

Stress sul lavoro: superato il mese si cronicizza e diventa fattore di rischio

Stress da lavoro. L’ufficio che diventa prigione. É una delle forme di disagio più frequenti. Sofferenze troppo spesso sottovalutate, mobbing, vessazioni e competizione esasperata possono diventare anticamera di ansia, depressione, aritmie, asma, panico.  

Ciò che può trasformare in un vero incubo la propria attività lavorativa è il verificarsi di alcune condizioni: “Il lavoro notturno, la turnazione, la mancanza di una formazione specifica, la pressione da parte dei superiori, cattivi rapporti con i colleghi, richieste eccessive e irrealizzabili”. Risulta inoltre determinante il modo in cui ciascuno di noi affronta il lavoro: “I più esposti sono quelli che presentano un iper coinvolgimento e che finiscono per identificarsi completamente con il proprio ruolo professionale”.  

Quando poi le cose non vanno per il verso giusto, tutta la costruzione comincia a vacillare. La fragilità del nostro sistema affettivo, sviluppatosi nella prima infanzia e nell’adolescenza, è direttamente collegato con i circuiti dello stress, e diventa fattore di rischio.

Una delle fonti più insidiose di stress è il mobbing. “In Lombardia – spiega Campanini – abbiamo riscontrato che circa il 7% dei lavoratori si trova in questa condizione”. Le conseguenze possono essere anche gravi: condizioni di lavoro insostenibili, perdita del posto, una causa giudiziaria, la malattia. C’è anche chi decide di intraprendere un percorso di psicoterapia. “L’approccio cognitivo-comportamentale è molto efficace in questi casi grazie a tecniche concrete, finalizzate a una ristrutturazione cognitiva dei pensieri che ci danneggiano e a una loro sostituzione con altri più adattivi”. 

Alcuni consigli pratici per chi cerca una via d’uscita: “É fondamentale differenziare il più possibile le proprie attività”. Secondo lo psicologo del lavoro bisogna infatti cercare di utilizzare il tempo libero per dedicarsi ad altro: sport, hobby, volontariato, la famiglia o la coppia. É importante capire cosa è nel lavoro che produce tensione (gli orari, i rapporti interpersonali, l’eccessivo carico di responsabilità) e ragionare con i propri superiori e colleghi per cercare una soluzione all’interno dell’azienda. 

lunedì 13 giugno 2011

Stress da lavoro: Sintomi, consigli e proposte

Lo stress da lavoro: sintomi, consigli e proposte

Sono nove milioni gli italiani che soffrono di stress da lavoro: una vera pandemia che causa sintomi fisici e psicologici. Cosa fare?
Lo stress da lavoro: sintomi, consigli e proposte
Il lavoro è sempre stata una delle principali fonti di stress. E oggi più che mai.
Precariato, crisi, paura di perdere il posto o la propria posizione e cattivi rapporti con capi o colleghi sono gli ingredienti principali per innescare quello stato di ansia perenne e malessere diffuso che chiamiamo stress.
Una condizione fisica e psicologica che spesso inficia anche i nostri rapporti personali e ci porta a vivere periodi davvero neri.
E allora è necessario correre ai ripari e cercare soluzioniche possano farci sentire meglio. Anche perché sembra che in Italia si tratti di una vera e propria pandemia.
E’ OnItjob a raccontarlo:
A quanto pare, di “stress da lavoro” soffrirebbero 9 milioni di nostri connazionali, precisamente il 41% del totale, ben al di sopra della media UE (22%) e superiore perfino alla Gran Bretagna, alla Germania e alla Francia, ovvero gli altri paesi in cui lo stress lavorativo è a livelli superiori alla media europea.
Un problema sociale, non si discute, ma anche un problema economico, dato che lo stress è una delle principali cause dell’assenteismo dal lavoro, con relativa conseguente perdita di giorni lavorativi e con un sensibile calo della produttività generale.
Un problema che molto spesso è comune anche nell’ambito del lavoro nel settore IT, dove molto spesso i rigidi tempi di consegna di alcuni lavori e un ambiente lavorativo non sempre stimolante obbligano i lavoratori ad un carico di stress non di poco conto.
Un problema per cui, a quanto sembra, il mondo istituzionale sta prendendo provvedimenti, con la dichiarata intenzione di recepire pienamente la normativa relativa ai rischi da stress sui posti di lavoro messa in atto dall’Unione Europea.
Ma quali sono le categorie di lavoratori più stressati? Ecco la classifica, sempre secondo la stessa inchiesta di Scs Consulting (Irissalute):
Al primo posto tra gli stressati da lavoro in Italia ci sono i professionisti (40% del totale), seguiti da tecnici (35%) e manager (32%). La conseguenze sono difficoltà relazionali, assenteismo, impazienza e suscettibilità, fino ad arrivare a stati di ansia costanti e crisi depressive.
Categoria trasversale, ma maggiormente soggetta al rischio di stress, è quella dei precari (fonteCose di casa):
E’ risultato che per i lavoratori precari c’è un aumento del 50% del rischio di contrarre malattie cardiocircolatorie. I lavoratori precari soffrono di depressione e di ansia ed inoltre dichiarano anche di fare uso di sostanze stupefacenti.
Ma quanto costa alla collettività lo stress da lavoro? Libere Espressioni (fonte Inail) ci dà anche qualche dato economico e ci spiega nello specifico:
Secondo le cifre fornite dall’Agenzia per la sicurezza e salute del lavoro, le vittime dello stress da lavoro in Europa sarebbero circa 40 milioni di lavoratori, colpiti da malattie professionali  quali disturbi gastrointestinali e cardiovascolari, affaticamenti e depressioni. I costi per la collettività sono altissimi in termini di giorni lavorativi perduti ogni anno (il 50-60%), pari a circa 20 miliardi di euro.
Lo stress da lavoro può aggravarsi fino ad arrivare ad alcune forme di mobbing. Anche in questo caso le cifre europee sono allarmanti: 3 milioni di lavoratori annunciano di aver subito violenza sessuale, 6 milioni di essere vittime di intimidazioni e azioni di vero e proprio terrorismo psicologico. Il Parlamento europeo ha deciso di far fronte alla situazione con una campagna di informazione che attraverserà tutto il vecchio continente. A ottobre ogni stato membro dell’Unione avvierà una campagna di sensibilizzazione dedicata al “lavoro senza stress”.
In Italia ci si è mossi, a livello istituzionale, con il Decreto 81 sulla sicurezza. In questa normativa si parla di stress lavoro correlato.
Ecco come si valuta lo stress, rifacendosi a tale normativa (fonte sicurezza626):
Il D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 ribadisce con ancor più forza l’obbligo della valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, con la conseguente elaborazione del documento previsto dall’articolo 28 comma 1.
La valutazione riguarderà tutti i rischi ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato. Ultima proroga legislativa riguardante tale valutazione :16 Maggio 2009!
Ma quali sono i campanelli di allarme per capire che si soffre di stress in forma patologica? (fonteMondo Benessere blog):
Dai ricercatori della Saint Louis University arriva un monito a tutti i moderni stacanovisti: esagerare col lavoro può essere pericoloso. Per aiutare le persone a capire quanto stanno sorpassando il limite, George Griffin, professore di medicina interna, ha stilato una lista di 7 CATTIVE ABITUDINI che possono funzionare da campanelli di allarme.
1 - INCAPACITA’ DI RILASSARSI: occorre invece ricordarsi che se un po’ di stress mantiene alti i livelli di adrenalina e di motivazione, troppo può provocare seri problemi di salute: dal mal di testa a problemi cardiovascolari, da tensione muscolare a disturbi del sonno fino a problemi anche più seri.
2 - ALIMENTAZIONE SBILANCIATA: gli stacanovisti spesso non hanno tempo per preoccuparsi della propria alimentazione e mangiano quello che capita quando capita con una dieta del tutto sbilanciata.
3 - DORMIRE POCO: la terza cattiva abitudine identificata da Griffin è rinunciare alle indispensabili sette-otto ore di sonno per lavorare.
4 - VITA SEDENTARIA: lo stacanovista non ha tempo per l’ attività fisica, eppure 30 minuti di camminata al giorno sarebbero già un gran risultato.
5 - ANDARE AL LAVORO ANCHE QUANDO SI E’ MALATI: altra usanza da bandire è recarsi al lavoro anche quando si è malati: oltre ad aggravare le proprie condizioni di salute, oltre ad essere meno produttivi, ci si trasforma anche in un portatore ambulante di germi indesiderati.
6 - BERE TROPPO E NON ANDARE DAL MEDICO: sembra che chi lavora troppo beva anche troppo, con conseguenze problematiche, e che non si sottoponga ai necessari controlli medici di routine.
7 - POCO TEMPO PER GLI AMICI: a tutto ciò si devono aggiungere il tempo e l’ attenzione che non vengono dedicate alle persone amate e vicine. Se non si curano le amicizie e le relazioni, i rapporti finiscono per incrinarsi e rovinarsi; a questo punto non solo si perde tanto della vita, ma si rischia anche di trovarsi improvvisamente soli.
Chi è più stressato corre rischi collaterali da non sottovalutare, come ci spiega il post diMediamente:
Chi vive sotto pressione per molte ore al giorno rischia più degli altri di diventare schiavo di alcol, sigarette, droghe. E il responsabile potrebbe essere un ormone che viene prodotto quando si raggiungono picchi di stress elevati, un ormone che crea dipendenza. Dopo aver studiato un gruppo di infermiere esposte a situazioni di forte stress sul lavoro, gli scienziati hanno visto che, per loro, il “rischio dipendenze” aumentava di una volta e mezzo. Un rischio in cui sono rimasti vittime anche gli animali. Cavie che sono state sottoposte a continui shock fisici o psicologici hanno aumentato il ricorso a dosi di anfetamine messe a loro disposizione.
La colpa sarebbe di un tipo di ormoni denominati glicocorticoidi, che vengono prodotti dalle ghiandole adrenergiche, a loro volta attivate dallo stress. Quando questo aumenta, i glicocorticoidi “si risvegliano”, facendo crescere il bisogno di droghe. Anche se ancora non ci sono prove conclusive che confermino questa ipotesi. Le ricerche sullo stress diventano però sempre più allarmanti.
Iriswelness abbozza qualche consiglio per gli stressati:
Per prima cosa devi cercare di ritagliarti dei momenti per te: fissa due o tre ore della settimana da dedicare allo sport…
Non dimenticare che la salute del cervello è strettamente legata alla salute del corpo quindi se ti prendi cura del corpo in automatico ne gioverà anche la tua mente.
Concentrati sui sensi per rilassarti: guarda un bel paesaggio, ascolta della buona musica, gusta piatti che ti piacciono molto o annusa odori che ami…
Dedicati anche a degli hobby manuali: il cucito, la cucina, il decoupage, la fotografia, il giardinaggio, qualsiasi cosa che possa distrarti per qualche ora e rilassarti.
Itcblog propone invece un gadget ( Break-it) che potrebbe essere molto utile a chi – quando si arrabbia – ha voglia di spaccare tutto.
E per finire, cito la ricerca che farà più piacere alla maggioranza di coloro che hanno questo problema. E’ Fitness blog a darci la buona notizia:
Secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Goteborg, in Svezia, fare del buon sesso riduce lo stress sul lavoro e migliora le prestazioni. Dai lori risultati è emerso che i soggetti soddisfatti della propria vita intima erano quelli che subiscono meno stress sul lavoro.
Hanno anche scoperto che gli uomini sono più interessati alla frequenza con cui si fa sesso mentre le donne tenderebbero a privilegiare la qualità (questa non mi sembra una novità, no?).
Quindi gli uomini sarebbero in grado di separare la vita sessuale da quella lavorativa. Andersson Arnten, coordinatore dello studio ha affermato:
Per i lavoratori esiste un’interazione tra lavoro e famiglia. Se la vita familiare è brutta, si pagano le conseguenze. Non è quindi possibile separare le due cose
E allora se – come racconta anche il blog di Cliccalavoro – siete disposti a sopportare lo stress pur di mantenere il posto di lavoro in tempi di crisi, ecco che la ricerca appena citata viene in vostro aiuto, consigliandovi un rimedio naturale e piacevole come il sesso!
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Post pubblicato daFrancesca Sanzo il 17 giugno 2009 - 155 posts su Liquida magazine.

Stress da lavoro: L'obbligo di valutazione previsto dal 1° Agosto 2010 slitta al 31 dicembre 2010

Studio Giorgi e Vitelli - Consulenti del Lavoro

Stress di lavoro correlato: un emendendamento al D.L. 78 prevede la proroga al 31 dicembre 2010 dell'obbligo di valutazione dello stress lavoro-correlato anche per i privati . La proroga già prevista per le pubbliche amministrazioni è stata estesa dall'emendamento 8.67 anche ai privati. Vediamo cosa deve contenere il documento di valutazione dello stress.

Immagine FiscoeTasseAdempimento poco conosciuto e, in una fase in cui molte aziende sono in crisi, l'obbligo di valutare lo stress da lavoro può apparire fuori luogo.
La valutazione non dovrebbe comportare costi significativi, inoltre migliorare la condizione individuale e sociale dei lavoratori occupati nella propria azienda dovrebbe comunque rappresentare un valido investimento.

Ricordiamo quindi a tutte le aziende che non hanno ancora proveduto all'analisi del rischio stress da lavoro-correlato, di contattare il proprio referente per la sicurezza sul lavoro.

Stress da lavoro - obbligo di valutazione

Entro il 1° agosto 2010 (termine che dovrebbe slittare al 31 dicembre 2010)  tutte le aziende dovranno adempiere agli obblighi secondo quanto previsto dal D. Lgs n. 81/2008 in materia di protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a stress lavoro-correlato.
Lo stress lavorativo è inserito all’art. 28 del citato decreto sulla sicurezza e amplia la nozione di salute lavorativa comprendendo il benessere sociale sul lavoro.
Il decreto non dà indicazioni sulla valutazione dello stress lavoro-correlato, ma rinvia all’accordo europeo dell’3 ottobre 2004. Tale documento segnala che lo stress lavoro-correlato è “una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale” e che esso è” conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste e alle aspettative riposte in loro”.

Fattori da analizzare per individuare lo stress da lavoro

Tra i fattori da analizzare ai fini dell’individuazione dei problemi da stress lavoro-correlato si evidenziano: 

- l’eventuale inadeguatezza nella gestione dell’organizzazione e dei processi di lavoro (disciplina dell’orario di lavoro, grado di autonomia, corrispondenza tra competenze e requisiti professionali richiesti, carichi di lavoro ecc.);
- le condizioni di lavoro ed ambientali (esposizione a comportamenti illeciti, rumore, calore, sostanze pericolose, ecc.);
- la comunicazione (incertezza in ordine alle prestazioni richieste, alle prospettive di impiego o ai possibili cambiamenti, ecc.);
- la presenza di fattori soggettivi (tensioni emotive e sociali, sensazione di non poter far fronte alle situazioni, percezione di mancanza di attenzione nei propri confronti, ecc.).
Il datore di lavoro dovrà, pertanto, integrare il documento della valutazione dei rischi già predisposto o redigere un ulteriore documento aggiuntivo sullo stress lavoro-correlato. 

Cosa deve contenere il documento di valutazione dello stress

Sulla base di quanto previsto dal comma 2 dell’art. 28, il documento relativo allo stress lavorativo dovrà contenere: 

- il programma delle misure di miglioramento della condizione individuale rispetto allo stress;
- i ruoli dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere;
- l’individuazione delle procedure organizzative per l’attuazione delle misure da realizzare. 
I datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori potranno utilizzare, fino al 30 giugno 2012, l’autocertificazione dei rischi di cui alleghiamo il fac-simile.
La sanzione prevista per la mancata valutazione di tale rischio prevede l’ammenda da 5 a 15 mila euro e l’arresto da 4 a 8 mesi.